Jerash, la Pompei della Giordania

Il tempo, quando vuole, rallenta il suo scorrere inclemente per mostrare gli antichi reperti di una città romana nella Giordania settentrionale che, dall’anno 170 a C. è giunta sino a noi, quasi intatta.

Un’antica città romana situata nella cavità di una valle irrigata, sito archeologico e storico che trascina indietro nel tempo ogni viaggiatore, nel fascino millenario del Medio Oriente.

Questa è Gerasa (Jerash). A cinquanta chilometri, circa a nord di Amman, capitale del regno di Giordania, terra meravigliosa e suggestiva dal colore della sabbia desertica.

Gerasa, il cui nome evoca storie mitologiche e ancestrali, riceve fondi pubblici per il suo recupero e la sua manutenzione che richiede, infatti, molto impegno. Nonostante buona parte della città antica sia ricostruita, con materiali dell’epoca e secondo le caratteristiche di quel tempo, conserva inalterata la bellezza dei fasti passati.

Il sito è molto grande e spazioso. Vale la pena dedicargli qualche ora o un’intera giornata.

C’è davvero tanto da osservare, scrutare e di cui stupirsi.

Prima lunghe e strette vie tipicamente romane che si aprono in una grande piazza di forma ovale circondata da trionfanti colonne, poi templi, vasche, terme.  

Alcuni visitatori la paragonano, sebbene vagamente, al sito archeologico di Pompei, in Campania.

Gerasa, molto più di una città, una macchina del tempo

Gerasa è edificata nei pressi di un preesistente villaggio dell’età del Bronzo, probabilmente ad opera di Alessandro Magno, anche se l’antico nome Antiochia Crysoroas lascia supporre che la sua fondazione risalga ad un re seleucide di nome Antioco. La sua costruzione è datata, approssimativamente, al 170 a. C.

Nel periodo ellenistico (fra il 323 a C. e il 63 a C. circa), la città entra a far parte della Decapoli, fiorente lega commerciale di dieci città greco-romane, fra le quali Antiochia, Palmira, Aleppo. Sotto la dominazione romana diviene ricca e famosa. E si deve a tale floridezza economica se, nei secoli I-II d.C. – periodo aureo per Gerasa – viene realizzato un grandioso impianto urbanistico a cui appartiene la maggior parte degli imponenti reperti archeologici ritrovati.

A partire dal IV sec. d. C. si stabilisce nella città una comunità cristiana a cui si deve la costruzione della Cattedrale e della Fontana. Una leggenda narra che l’acqua che, ogni anno, zampilla da questa fontana per commemorare le Nozze di Cana di Galilea, si tramuti in vino. Meglio tenere a portata di mano un calice, non si sa mai.

L’attuale caratteristico foro ovale, che accoglie cinquantasei colonne in stile ionico, conduce, attraverso la Via Sacra, al Tempio di Artemide e al Teatro nord. Mentre, nella zona meridionale, si erge il maggiore dei tre teatri presenti a Gerasa che ha la capacità di quattromila posti e viene tuttora utilizzato, una volta all’anno, in occasione del Jerash Festival. Manifestazione di cultura, musica, danza e poesia del mondo arabo che coinvolge l’intera città, antica e moderna, in una lunga serie di spettacoli serali e in un fastoso mercato artigianale.

La cavea è divisa in trentadue file di posti, su alcuni dei quali è ancora visibile la numerazione in greco. La disposizione verso nord evita che gli spettatori, soprattutto quelli di classe sociale elevata, siano abbagliati dal sole. Un’attenzione davvero minuziosa per rendere gradevole al pubblico la presenza.

Visitare Gerasa è come camminare nelle vie della storia, attraversare anni, secoli, in poche ore.

È uno scrigno di tesori che lasciano a bocca aperta e consentono di immaginarne il passato.

Muoversi qui è quasi come se, accanto all’odierno visitatore si affianchi l’ombra di un antico residente che si muove sui ciottoli delle strade della sua città, ignaro del futuro.

Gerasa è sempre in attesa. In attesa di mostrarsi al mondo.

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